Tesi 02 - primaigeni

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APPROFONDIMENTO TESI 2
PERCHÉ HITLER VOLEVA LA GUERRA?
Ovvero: perché la fame è stata sconfitta solo dalla scienza

Il primo grande critico dell’applicazione della scienza moderna in agricoltura fu Adolf Hitler.
Il dittatore sosteneva che i metodi scientifici per migliorare la terra erano già stati provati e avevano fallito e che nessun miglioramento futuro avrebbe potuto consentire al territorio della Germania di nutrire adeguatamente il popolo tedesco. Quel cibo in più poteva infatti essere procurato solo con la conquista di nuove terre fertili. Per mezzo della guerra, naturalmente.

Come già è successo infinite volte in tutta la storia umana, una guerra viene scatenata allo scopo essenziale di procurarsi nuova terra, perché questo è l’unico modo per procurarsi più cibo. Eppure, la sconfitta della fame da parte della scienza era già cominciata.

IL PROBLEMA DELLA FAME È ANTICO QUANTO L’AGRICOLTURA.
Da quando abbiamo imparato a produrre noi il cibo, anziché fare affidamento su quello messo a disposizione dalla natura, produzione agricola e aumento demografico si sono inseguiti senza sosta: ogni volta che la produzione
di cibo è aumentata, è aumentata anche la popolazione, con il risultato che il cibo è sempre stato scarso, e che bastava un raccolto perso per il cattivo tempo o i parassiti per scatenare una carestia. L’equilibrio fra popolazione e risorse alimentari era quindi strutturalmente precario.

In passato, con poche eccezioni nei sistemi agricoli più progrediti, ogni aumento della produzione di cibo era dovuto all’aumento della quantità di terra messa a coltura, più che all’aumento della produttività della terra. Un ettaro di terra produceva infatti una tonnellata di grano in epoca romana, e non molto di più all’inizio del Novecento.
Nel corso dell’ultimo secolo, però, quattro tecnologie hanno cambiato radicalmente le regole del gioco:

L’INVENZIONE DEI FERTILIZZANTI DI SINTESI E LO SFRUTTAMENTO DI QUELLI MINERALI HA TOLTO UN FATTORE LIMITANTE FONDAMENTALE NELLA NUTRIZIONE DELLE PIANTE;

LA DIFESA CHIMICA HA ALLEGGERITO LA PRESSIONE DI MALATTIE, PARASSITI E MALERBE, CHE NORMALMENTE RIESCONO A SOTTRARRE DA UN TERZO A METÀ DEI RACCOLTI;

LA MECCANIZZAZIONE HA SOSTITUITO IL LAVORO MUSCOLARE DEGLI UOMINI E DEGLI ANIMALI, CONSENTENDO DI AUMENTARE LE SUPERFICI COLTIVATE E FACILITANDO ALTRE PRATICHE COME L’L’IRRIGAZIONE;

IL MIGLIORAMENTO GENETICO SU BASE SCIENTIFICA, INFINE, HA ULTERIORMENTE TRASFORMATO LE PIANTE STESSE.

La sua storia comincia con Nikolai Vavilov, il genetista russo che scopre le principali aree di domesticazione delle piante e comprende l’importanza della biodiversità agricola come riserva di caratteri utili.
Grazie alla conoscenza delle leggi dell’ereditarietà, riscoperte nel 1900, il genetista italiano Nazareno Strampelli per primo usa questa biodiversità incrociando varietà anche lontane per trasferire caratteri utili.
A cavallo degli anni Venti e Trenta Strampelli crea nuove varietà di grano più basse e resistenti ai funghi, e riesce a raddoppiare la produzione di grano italiana. I suoi grani estremamente produttivi vengono seminati in tutto il mondo, e sono la base della maggior parte delle varietà usate ancora oggi. Nello stesso periodo, negli Stati Uniti, si impara a sfruttare un fenomeno naturale – il vigore degli ibridi – per aumentare rapidamente la produttività del mais. Nasce l’industria sementiera, e i semi ibridi prima di mais e poi di molte altre specie diventano sempre più comuni.

Dopo la guerra, partendo anche dai grani di Strampelli, ma soprattutto dal suo metodo, il genetista americano Norman Borlaug crea dei frumenti adatti anche ai paesi più poveri. Ne beneficiano prima il Messico e poi l’India, quindi buona parte dell’Asia dove la produzione di cereali raddoppia nel giro di soli vent’anni. È la Rivoluzione Verde: per la prima volta nella storia, la produzione di cibo aumenta molto più velocemente della popolazione in gran parte del mondo.

NEL CORSO DEL SECOLO, IL MIGLIORAMENTO GENETICO COMINCIA A USARE ANCHE UN’ALTRA TECNOLOGIA: LA MUTAGENESI CON AGENTI CHIMICI O CON RADIAZIONI IONIZZANTI, CHE PROVOCA UN AUMENTO DELLE MUTAZIONI E QUINDI LA COMPARSA DI CARATTERISTICHE NUOVE E FAVOREVOLI.
Sono state così create 3200 varietà, fra le quali il grano duro “Creso” e le varietà da questo derivate, con le quali ancora oggi si produce la pasta. Negli anni più recenti, lo sviluppo di nuove varietà è stato aiutato anche dalle tecniche della biologia molecolare come l’uso di marcatori molecolari, dell’ingegneria genetica e più recentemente della genomica.

Nel frattempo la produttività del grano nei paesi sviluppati è salita a 4 tonnellate per ettaro nel 1960, a 7 nel 1980, a 8,5 nel 2000. Complessivamente, si stima che circa la metà dell’aumento della produttività dell’agricoltura nel corso del Novecento sia attribuibile al solo miglioramento genetico, e questa percentuale negli ultimi anni è diventata ancora più alta, anche se restano fondamentali anche i miglioramenti nelle tecniche di coltivazione come ad esempio quelli consentiti dalla crescente digitalizzazione dell’agricoltura.

GRAZIE ALL’AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ DI TANTE COLTURE DOVUTO A QUESTI SVILUPPI TECNOLOGICI, SECONDO LE STIME DELLA FAO LA PERCENTUALE DI PERSONE DENUTRITE NEL MONDO È SCESA DAL 18,6% DEI PRIMI ANNI NOVANTA AL 10,9% DI OGGI, NONOSTANTE L’AUMENTO DELLA POPOLAZIONE. NEI PAESI POVERI, LE PERSONE DENUTRITE SONO PASSATE DAL 37% NEL 1970 AL 13% DI OGGI.
Solo fra il 2000 e il 2015, il numero dei denutriti è diminuito di 130 milioni, nonostante il contemporaneo aumento della popolazione mondiale di 800 milioni. Ovunque, la possibilità di sfamarsi è stata la premessa della liberazione di manodopera per altri mestieri, quindi della divisione del lavoro e della specializzazione, quindi di ogni ulteriore sviluppo economico, sociale e culturale: prima in Europa occidentale e Stati Uniti, poi nei paesi oggi emergenti, e speriamo che domani accada anche in Africa.
 
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