Punto 10 - primaigeni

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CON IL GENOME EDITING SI POSSONO
OTTENERE VARIETÀ COME QUELLE
CHE POTREBBE PRODURRE LA NATURA.
E CHE NON SONO OGM.
Molta dell’opposizione all’uso degli OGM in agricoltura è derivata dai
timori dovuti all’introduzione di DNA proveniente da altri organismi (la
cosiddetta “transgenesi”) anche se oggi sappiamo che questo non
comporta di per sé alcun rischio aggiuntivo, e anzi avviene anche in
natura.

Ma per tutte le caratteristiche che sono modificabili senza introdurre
geni di altre specie, il genome editing consente di migliorare una
pianta ottenendo una varietà identica non solo a quella che si potrebbe
ottenere con i metodi tradizionali, ma anche a quella che si potrebbe
trovare in natura. Con questa tecnica, infatti, si possono ormai ottenere
delle modificazioni, anche in una sola, precisa base del DNA della pianta,
perfettamente identiche a quelle che si sarebbero potute produrre
naturalmente in seguito a una mutazione naturale o a una lunga serie di
incroci particolarmente fortunati. Senza che nella pianta ottenuta vi
sia DNA estraneo.
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Non c’è quindi più alcuna ragione
di speciale preoccupazione.
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Le modificazioni genetiche, quando il genome editing viene utilizzato
come strumento di mutagenesi biologica, sono infatti assolutamente
puntuali, e al contrario di tutte le tecniche utilizzate nell’ultimo secolo
– tradizionali e OGM –non sono accompagnate da alcun altro cambiamento
nel genoma della pianta, dunque da nessun altro tipo di effetto.
LA "PROVA DEL NOVE" CHE NON  SONO OGM
Ovvero, non si possono applicare leggi vecchie
a tecnologie nuove

 
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