Punto 03 - primaigeni

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L’AGRICOLTURA ITALIANA È NATA DA TANTE
INNOVAZIONI GENETICHE. CHE COL TEMPO
SONO DIVENTATE TRADIZIONI.
Il bello della nostra agricoltura è una straordinaria diversità e qualità di
prodotti che non ha forse uguali al mondo. è questa la base della dieta
mediterranea, della cultura delle nostre tavole, del valore del nostro
settore agroalimentare. ma all’inizio, l’italia non aveva quasi nessuna
pianta coltivabile.
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Praticamente tutto quello che coltiviamo oggi
è stato portato qui da altri continenti, e quindi
migliorato geneticamente per adattarlo al nostro
clima, ai nostri suoli e ai nostri gusti.
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Trasformando le varietà importate in varietà italiane. a farlo sono state
generazioni di anonimi agricoltori del passato, adattando per esempio
gli agrumi venuti dall’asia alle condizioni della Sicilia. Poi, molto più
spesso di quanto immaginiamo, a creare le nostre varietà tipiche
sono stati i genetisti del novecento, com’è accaduto per esempio
con il grano duro “Senatore cappelli”, ottenuto nel 1923 da nazareno
Strampelli ma di origine nordafricana e oggi considerato un grano
“tipico” italiano, con i grandi risi da risotto, nati fra gli anni trenta e
quaranta, o con i pomodorini di Pachino, che risalgono solo agli anni
ottanta e che all’inizio erano stati sviluppati in israele.

La sua diversità e la sua qualità ci dicono quindi che l’agricoltura
italiana è sempre stata aperta all’innovazione, e che la nostra
vera tradizione è proprio il miglioramento genetico.
LE TRE VITE DEL POMODORO?
Ovvero, come si diventa "italiani"

 
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